Frutta secca e disidratata: qual è la situazione del mercato italiano?


Durante gli ultimi 10 anni, gli acquisti di frutta secca sono raddoppiati, insieme alla quantità media per persona consumata ogni anno, oggi stimata a circa 3 kg.

Gli studi degli ultimi anni hanno registrato un aumento significativo del consumo di frutta secca e frutta disidratata in Italia. Tra le ragioni di questa crescita, fondamentale è stato il ruolo della comunità scientifica che, specialmente nell’ultimo decennio, ha fatto luce sui numerosi benefici che scaturiscono da un consumo regolare di frutta secca e frutta disidratata. Anche reperirla è diventato sempre più facile, grazie all’ampliamento dell’offerta sul mercato e ai numerosi formati (mix, barrette, monoporzioni etc.) che ben si adattano alle diverse esigenze dei consumatori.

Insomma, il trend ha il segno più: scopriamo insieme come sono cambiate le produzioni e i consumi di questa categoria negli ultimi anni!

Uno sguardo ai dati

Da un’elaborazione di Coldiretti su dati Ismea emerge che, durante gli ultimi 10 anni, gli acquisti di frutta secca sono raddoppiati, insieme alla quantità media per persona consumata ogni anno, oggi stimata a circa 3 kg. La crescita dei consumi ha influenzato anche il settore della produzione portando a un aumento dei terreni dedicati a queste coltivazioni, nonostante il costante e alto flusso delle importazioni (1) di questa categoria merceologica. In quest’ottica, la sfida delle aziende italiane è quella di consolidare un trend già in atto, promuovendo nuove tipologie di consumo della frutta secca che rendano questo prodotto un alimento di base da consumare quotidianamente in qualsiasi momento della giornata. Aumentano anche i consumi di frutta disidratata, un tendenza sostenuta soprattutto da mix e barrette, un ulteriore dato a conferma di come frutta secca e frutta disidratata siano sempre più presenti nella vita degli italiani (2).

Boom per consumi e import di noci

Il nostro Paese si colloca al dodicesimo posto nella classifica mondiale dei produttori di noci: nel 2000 in Italia sono state prodotte 16.000 tonnellate e l’andamento è stato generalmente costante fino al 2010; dal 2010 al 2019, invece, la produzione ha subito una progressiva diminuzione arrivando nell’ultimo anno a 12.000 tonnellate (-25% dal 2000 al 2019) (3). All’origine del calo produttivo vi sono diverse cause quali la scarsa produttività delle piante, le rese varietali non all’altezza e modalità di coltivazione obsolete. Tuttavia, il mercato delle noci resta fertile nel nostro Paese, sia perché la noce è frutto e ingrediente fondamentale per molte ricette della tradizione gastronomica italiana, sia perché il noce è un albero fortemente radicato in molte aree agricole italiane (4).

Non è quindi una sorpresa che i consumi di questo frutto, dal 2000 al 2019 (5), abbiano mantenuto un andamento crescente, complice soprattutto l’intensa attività di importazione di questa tipologia di frutta secca. Nel 2019, infatti, l’import ha segnato il +372% rispetto al 2000. La causa di questo aumento esponenziale potrebbe anche essere ricercata nel fatto che il prodotto importato costa meno. Le noci importante subiscono in ogni caso i controlli del rigido sistema italiano di allerta e devono rispettare i limiti di residui chimici stabiliti dall’UE e dal nostro Paese (6).

Pistacchio: l’oro verde italiano

Dal 2000 a oggi, in Italia, tra le diverse produzioni di frutta secca e disidratata, quella dei pistacchi ha registrato la crescita maggiore, pari al +41,74% (7). In particolare, il pistacchio di Bronte occupa una delle più estese aree di produzione non solo a livello italiano ma anche a livello europeo. Secondo i dati Istat, infatti, a Bronte vengono prodotti circa 34.000 quintali di pistacchio verde di Bronte DOP, a fronte di una produzione italiana di 38,846 quintali (8).  Una curiosità: la denominazione Pistacchio di Bronte DOP è nata il 9 giugno 2006 ed è l’unica in Europa a coprire l’1% della produzione mondiale, in cui Iran, California e Turchia rappresentano i principali esportatori. Contribuisce al loro pregio anche la scelta fatta dagli agricoltori italiani di raccogliere i frutti ogni due anni, così da ottenere pistacchi di un’eccellente qualità ed esercitare un maggior controllo sulle colture monitorando il proliferare dei parassiti (9).

Nocciole: in Italia primi nella produzione mondiale

L’Italia è il primo produttore europeo di nocciole e il secondo al mondo dopo la Turchia. I dati Istat confermano che, negli ultimi 8 anni, le superfici coltivate a nocciolo in Italia hanno registrato un incremento di circa il 20% con conseguente aumento della produzione del +41%. Le aree geografiche maggiormente dedite alla produzione di nocciole sono il Lazio (29%), il Piemonte (28%) e la Campania (25%). Proprio in queste zone avviene la coltivazione di alcune delle varietà più pregiate Dop e Igp. Prima tra tutte la Tonda Gentile delle Langhe Igp, che da sola costituisce il 90% della produzione certificata di frutta in guscio italiana a denominazione (10). Rilevante e in crescita anche il settore dell’import, in particolare quello delle nocciole sgusciate. Tra i principali partner delle aziende importatrici italiane troviamo la Turchia, il Cile, l’Arzebaigian e la Georgia (11) sottolineando ancora una volta come, seppur la produzione in Italia sia molto florida, i prezzi vantaggiosi di questi prodotti importati siano i diretti concorrenti del Made in Italy.

 

 

 

 

Referenze:

  1. Consumi: in Italia è boom di noci, pistacchi e mandorle con +10%, Corriere della Sera, 2018
  2. Frutta secca: a TuttoFood è stato fatto il punto sul mercato, AgroNotizie, 2019
  3. Report Nucis 2019
  4. Noci, un mercato con grandi prospettive, Italiafruit, 2019
  5. Report Nucis 2019
  6. Noci, snack salutari sempre più amati. Crescono le importazioni da Cile, Francia e Usa, ma quelle italiane costano di più, Il fatto alimentare, 2018
  7. Report Nucis 2019
  8. L’economia del pistacchio: tutti i numeri del Bronte Dop, FocuSicilia, 2019
  9. Pistacchio: l’oro verde di Bronte, Il Sole 24 Ore, 2019
  10. Nocciole italiane è boom. Aumentate del 6,3% le vendite nella grande distribuzione nel 2019, Ansa,2019
  11. Nocciole: in Italia aumenta la sueprficie coltivata, NocciolaRe, 2019

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