Noci, anacardi e pistacchi: 5 curiosità dal mondo della frutta secca


Dietro le generiche informazioni di routine sulla frutta secca si cela un universo ricco di curiosità. Noi ne abbiamo selezionate 5!

Il mondo della frutta secca e disidratata è un mondo ampio e variegato: questi prodotti, come saprete, riservano grandi qualità nutrizionali che diventano un toccasana se consumati in modo consapevole e senza eccessi.

Dietro le normali informazioni di routine, però, si cela anche un universo ricco di curiosità che raccontano di più di questi frutti, “semplici” solo all’apparenza.

Eccone alcune…ne eri già a conoscenza?

Esistono 500 varietà di noci pecan!

Le noci pecan hanno una forma leggermente diversa dalle classiche noci che siamo abituati a trovare al supermercato: la noce vera e propria è avvolta in un mallo di forma allungata, ha una consistenza morbida ed è di colore verde. All’interno del mallo si sviluppa il guscio con una superficie sottile e liscia mentre il guscio presenta le tipiche striature scure. Il suo sapore è molto gradevole anche da fresco.

Al mondo ne esistono 500 varietà differenti distinte in noci pecan orientali, più adatte ai climi caldo-umidi, e noci pecan occidentali, più resistenti alla siccità.

Noce: un nome antico e… “divino”

L’albero di noce appartiene alla famiglia delle Juglandacee, dal termine latino “Iovis glans”, “ghianda di Giove”. Già guardando all’etimologia del nome risulta chiaro il legame tra la divinità e questo albero: maestoso, solido e solitario (la peculiarità del noce è quella di crescere in luoghi isolati) proprio come un dio. Gli antichi romani attribuivano un valore simbolico al legno del noce che insieme al frutto veniva associato alla virilità e alla fertilità. Non a caso, ancora agli inizi del XX secolo si usava offrire noci ai matrimoni (al posto dei confetti) e, in alcuni casi, alla coppia di sposi veniva regalato un letto in noce per propiziare una prole numerosa.

 

La lunga lavorazione degli anacardi

Il frutto anacardo proviene in realtà dalle mele di acagiù, originarie del Brasile e appartenenti alla famiglia delle Anacardiacee. Le noci di acagiù (anacardi) sono racchiuse tra due gusci all’interno dei quali scorre il balsamo di acagiù, un olio resinoso caustico che procura ustioni sulla pelle, essendo per natura corrosivo: per questo motivo bisogna fare molta attenzione a maneggiare questo frutto a mani nude e a non addentarlo prima che sia opportunamente trattato.

Il processo di lavorazione del frutto anacardo è lungo e laborioso: una volta che le mele cadono a terra mature, le noci vengono staccate e lasciate essiccare al sole per un paio di giorni. Prima di essere commercializzate le noci vengono pulite dal rivestimento carnoso e lasciate per circa mezza giornata in un ambiente umido al fine di renderle più morbide. Vengono poi grigliate per eliminare l’olio corrosivo, spruzzate d’acqua, raffreddate ed essiccate. Solo a questo punto è possibile effettuare meccanicamente la sgusciatura e tostare poi la noce.

 

Noci di macadamia, la base perfetta per il formaggio vegano

Le noci di macadamia sono spesso usate nella cucina vegana e vengono consumate come “formaggio” grazie alla loro morbida consistenza. Frullando queste noci, infatti, è possibile dare vita a deliziose creazioni: ricotta, burro, creme spalmabili e chi più ne ha più ne metta!

La più comune è sicuramente la ricotta vegan di macadamia, una preparazione 100% vegetale, ideale per condire la pasta o da consumare da sola accompagnata da una fetta di pane tostato, verdure o anche confetture di frutta, ottima anche per preparazioni sia salate che dolci. Realizzarla è facile: basta mettere in ammollo le noci di macadamia in acqua calda per circa 4 ore, quindi scolarle e frullarle insieme al limone e un pizzico di sale. Un po’ per volta, aggiungere dell’acqua per raggiungere la consistenza desiderata e poi riporre in frigorifero per un’oretta!

Anche la preparazione del burro è estremamente facile, basta frullarle insieme a un cucchiaio di latte di cocco per rendere il composto più liquido e cremoso. Una volta pronto sarà possibile conservarlo in frigorifero e usarlo per condire i piatti che più variegati.

Insomma, mai come in questo caso è possibile sbizzarrirsi in cucina!

Pistacchio: il frutto che cresce ai piedi del vulcano

Il pistacchio di Bronte è anche conosciuto come “Oro Verde”: questo nome gli è stato conferito, oltre che per il particolare colore smeraldo, soprattutto per quelle caratteristiche organolettiche che ne fanno un frutto di alto pregio, eccellente per forma e sapore rispetto ai pistacchi provenienti da altri Paesi.

Per raccogliere questo frutto è necessario arrampicarsi lungo mulattiere che si inerpicano dai 400 fino ai 1000 metri di altezza; e la raccolta avviene esclusivamente a mano ogni due anni. Nessun mezzo meccanico, infatti, riesce a raggiungere la sciara, una colata vulcanica raffreddata, un terreno durissimo che solo le radici del pistacchio riescono a penetrare e su cui avviene la coltivazione di questo frutto.

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