Alimentazione “plant-based”: quale ruolo per la frutta secca?


La frutta secca occupa una posizione di rilievo nelle cosiddette “plant-based diet” come fonte sostenibile di proteine vegetali per l’alimentazione.

Non c’è dubbio che il futuro del pianeta dipenda un po’ da tutti noi e anche dalle nostre scelte a tavola. Per nutrire l’intera popolazione mondiale, che nel frattempo continua a crescere, nei prossimi anni l’alimentazione dovrà diventare sempre più sostenibile dal punto di vista ambientale ed essere allo stesso tempo salutare.

A tal proposito, da un po’ di tempo, si parla sempre più spesso mdi “plant-based diet”, ovvero un modello alimentare sostenibile alla cui base vi sono gli alimenti vegetali: frutta, verdura, frutta secca, semi, oli, cereali integrali e legumi. Ciò non significa che la dieta sia esclusivamente o 100% vegetale, quanto che proporzionalmente sono presenti molti più alimenti di origine vegetale che animale. Seguire una dieta plant-based non significa quindi essere vegetariani o vegani: carne, pesce, latte e formaggi e uova non sono eliminati dall’alimentazione abituale e possono quindi essere consumati, sebbene in quantità e con frequenza minore rispetto agli alimenti vegetali. Questa dieta non è in alcun modo restrittiva: proteine, grassi, carboidrati, fibra, vitamine e minerali sono presenti nelle giuste quantità, se seguita correttamente.

Tra i più famosi e riconosciuti modelli alimentari a base vegetale c’è la Dieta Mediterranea in cui frutta, verdura, cereali integrali e legumi sono gli alimenti cardine da assumere con maggior frequenza, assieme all’olio di oliva come condimento. Anche la frutta secca ha un ruolo importante: noci, pistacchi, mandorle, nocciole, pinoli e anacardi possono essere consumati fino a un paio di volte al giorno. Questa dieta comprende comunque anche pesce, pollame, uova, formaggio e yogurt e carne rossa, seppur con minore frequenza (1).

Tra le altre diete ricche in alimenti vegetali di cui si è parlato molto negli ultimi 2 anni vi è poi la cosiddetta “dieta universale” proposta dalla commissione EAT-Lancet, una dieta considerata sana e sostenibile per la salute di tutti e per il pianeta. Essa si basa sull’idea che per nutrire 10 miliardi di persone, nel 2050, sarà necessario adottare uno stile alimentare sostenibile dal punto di vista ambientale. Ciò si traduce nella necessità di raddoppiare a livello globale i consumi di frutta, verdura, legumi e frutta secca e di ridurre di oltre il 50% quelli di carni rosse zuccheri entro il 2050. Secondo gli esperti, una dieta di questo tipo ricca in alimenti vegetali e con pochi alimenti di origine animale conferisce benefici sia per la salute che per l’ambiente (2).

Nella dieta giornaliera elaborata dagli esperti, sebbene il consumo di carne e pesce sia comunque in piccola parte previsto, le due principali fonti proteiche sono rappresentate dai legumi e dalla frutta secca a guscio, da consumare rispettivamente nella misura di 75 g e 50 g al giorno. Anche in questo caso viene quindi esaltato l’importante ruolo nutrizionale della frutta secca come fonte di proteine vegetali, da prediligere a quelle animali. Si stima infatti che, in pochi decenni, con l’aumento della popolazione mondiale, non sarà più possibile produrre abbastanza proteine di origine animale per soddisfare il fabbisogno mondiale in modo sostenibile per l’ambiente, e che quindi una transizione di questo tipo sarà fondamentale (2).

Riferimenti

1. Bach-Faig, A., Berry, E. M., Lairon, D., Reguant, J., Trichopoulou, A., Dernini, S., … & Serra-Majem, L. (2011). Mediterranean diet pyramid today. Science and cultural updates. Public health nutrition, 14(12A), 2274-2284.

2. Willett, W., Rockström, J., Loken, B., Springmann, M., Lang, T., Vermeulen, S., … & Murray, C. J. (2019). Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems. The Lancet, 393(10170), 447-492.

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